Escursione per festeggiare il compleanno sull’Etna.

Un racconto donatoci da un’anima innamorata della Sicilia e della nostra Mamma Etna.

Un sentito grazie dallo staff di Etna Est va a Francesca Patuzzi per questa bellissima storia legata ad un’escursione indimenticabile.

https://www.facebook.com/francesca.patuzzi

Festa di compleanno sull’Etna (di 5 anni fa, ma l’emozione è la stessa anche oggi…)

Per il mio 49esimo compleanno (sono penultima di Marzo, il 30) non volevo una festa qualunque perchè l’ultimo trascorso non era stato un anno “qualunque”: volevo spegnere le candeline in cima al Vulcano. Così ho preso l’aereo da Malpensa e sono volata a Catania: toccata, candelina, soffiata e fuga. In tutto, 36 ore, da sabato sera a lunedì all’alba, compresa la salita al punto più vicino possibile al cratere centrale a 3.340 metri. La notte prima che io salissi con le candeline verso la lava, la neve era scesa copiosa a fare da glassa sulla “torta”.
Pronti, via… Si sale! In linea d’aria, nei 3 chilometri e mezzo di dislivello tra il mare e la cima, ho incontrato:

0m di altitudine: il mare e gli scogli lavici di Acitrezza. La leggenda dice che Polifemo li ha scagliati verso Ulisse che se la dava a gambe dopo avergli cacciato un dito in un occhio (l’unico). Ma io dico che è stato l’Etna che giocava a tirare i sassi nel mare per vedere quanti rimbalzi facevano sulla superficie! Sono fermi lì da qualche migliaio di anni. Attorno, ci sono “graniterie” che commuovono e luoghi cari a Sciascia.

a 410 m : Viagrande (ho dormito lì, mentre L’Etna russava e tossiva), sulla strada per A’Muntagna. Paese Etneo, con le strade lastricate di lava, i vicoli storici che salgono verso i boschi di Trecastagni e le prime pendici nude del Vulcano, coperte solo da grumi di antiche colate (non tanto antiche…).

a 700 m , Nicolosi, ovvero “la porta dell’Etna”. Da qui, la stazione sciistica più a sud d’Italia, si fa sul serio. Nel 1669 venne letteralmente distrutta da un’eruzione piuttosto allegrotta e anche nel 1983 non se l’è vista poi così bene. La sua fortuna è quella di stare a ovest della Valle del Bove dove si sfogano quasi (quasi) tutte le colate di lava. Qualche volta L’Etna fa lo scherzetto e apre una piccola cerniera incandescente sulla costola che argina i fiumi bollenti: il gioco è fatto. In quel caso, Nicolosi, Trecastagni, Viagrande cominciano a pregare che Sant’Agata fermi tutto alzando il suo velo come fece proprio a Nicolosi nel 1886 (e anche molte volte prima).

Si sale un po’ (un bel po’) tra montagne nere che conservano case, poderi, frutteti, ginestre e arriviamo al Rifugio Sapienza. Che sta a 1915 metri. Dovrebbe saperlo, visto il nome, che il suo principale rischio con cui si ostina a scommettere è quello di essere ricoperto. Una volta di lava (1983: distrutto) e una volta di neve (il 22 febbraio di quest’anno, 25 turisti bloccati lassù sotto due metri di nevicata che si sono sommati alla precedente). Ma lui sta lì. Si fa ricostruire e fa la a guardia. Al Rifugio Sapienza ci arrivi in macchina. Poi devi prendere la funivia e salire a 2500. Poi i gipponi per fare lo slalom in salita tra pareti altissime di neve scavata sul pendio che porta a 2900, vicino ai crateri dell’eruzione del 2002-2003 dai quali sembra di toccare quelli “seri” che stanno 400 metri più su.

Le “pareti” della strada sembrano delle torte gelato Viennetta al gusto fiordilatte/liquirizia. Sono alte due/cinque metri e gli strati bianchi e neri si alternano uno sull’altro: sembrano un pallottoliere. Ti indicano quante nevicate e quante lapillate si sono susseguite nell’ultima stagione.

2900metri. Si scende dal gippone e si assiste a quello che è stato definito dai miei compagni di festicciola “L’Orgasmo del Geologo”, ovvero….il panorama sulle solfatare e gli sbuffi del cratere centrale che, mentre lo ascolti brontolare, ti ricorda che qui è il vero padrone della “baracca” e che in un qualsiasi momento, se vuole, l’orgasmo te lo fa vedere lui! (il suo…)

E il resto lo dicono le immagini: bianco, nero, celeste, giallo, rosso..la natura sa mettere insieme i colori con una tale perfezione che nessun manuale e nessuna tavola cromatica consultati in anni di grafica ha mai saputo minimamente imitare.

Oppure lo dicono i profumi, gli odori dello zolfo misto a quello della salsedine che miracolosamente risale i tremila metri che separano le onde di lava da quelle del mare.

…o anche il rumore sordo, la vibrazione continua dell’ombelico della Sicilia, il tappo conico che sembra tenerla a galla.

Se qualcuno stappasse l’Etna per davvero, non è che la Trinacria si affloscerebbe come un canotto bucato?

Ti stendi a terra, sui lapilli caldi e ogni tanto senti un piccolo botto che ti scuote lievemente…

Quel lieve botto, la vibrazione, mi ricordavano a intervalli di pochi minuti l’uno dall’altro, che avevo compiuto i miei 49 anni sul tetto di uno degli ambienti più affascinanti che ci sono sulla Terra e che li stavo festeggiando lì come avevo tanto desiderato.

Ho disegnato con delle piccole bombe vulcaniche il numero magico, ci ho soffiato sopra come se fossero candeline e ho pensato che Dio, qui, esiste.

Grazie.

 

Volete festeggiare allo stesso modo con Etna Est?

Etna Quota 3000 è l’escursione giusta!

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