Sull’Etna, l‘eruzione del dicembre 2015, è ricordata tra le più spettacolari degli ultimi 20 anni.
L’Etna è ad oggi il più attivo d’Europa e tra i più attivi al mondo, e rappresenta una vera e propria fucina costante di fenomeni vulcanici che vanno dalle discrete emissioni di cenere a spettacolari parossismi e fontane di lava.
Molte delle eruzioni dell’Etna sono famose per la loro potenza e spettacolarità: tra le manifestazioni più memorabili degli ultimi anni l’eruzione del dicembre 2015 si distingue per la sua intensità e per lo straordinario spettacolo naturale che ha regalato, catturando l’attenzione di scienziati, fotografi e appassionati di tutto il mondo.
Se vuoi ammirare da vicino un’eruzione vulcanica in completa sicurezza, rivolgiti alle guide esperte di Etna Est e potrai finalmente vivere il tuo sogno ad alta quota!
L’eruzione del dicembre 2015 non fu un evento di lunga durata, ma di un parossismo eccezionale, un’esplosione di energia che illuminò e invase il cielo siciliano, lasciando un segno indelebile nella storia recente del vulcano.
Ma cosa accadde nei giorni e nei mesi precedenti a questo grande parossismo e cosa caratterizzò l’evento eruttivo in questione?
Mettiti comodo e scoprilo insieme a noi nei prossimi capitoli!
Cos’è successo prima dell’Eruzione di Dicembre 2015
Per l’Etna l’eruzione del dicembre 2015 fu, come spesso accade, l’apice di un’attività vulcanica preparatoria.
Infatti fin dal 2 gennaio il Cratere di Sud-Est, il più giovane dei 4 crateri sommitali attivi del vulcano, aveva emesso una grande quantità di cenere vulcanica continuando la sua attività per più di due settimane.
Il primo febbraio poi, lo stesso cratere, riprese un’intensa attività stromboliana che si esaurì solo un giorno. Contestualmente si aprì una frattura alla sua base da cui fuoriuscì una colata lavica che si diresse verso sud ovest, nella zona della Pista Altomontana, dividendosi in due bracci: uno si fermò a 1800 metri in prossimità del Rifugio Galvarina e l’altro vicino al Rifugio San Gualberto.
Il 12 aprile anche il Cratere Bocca Nuova generò delle sequenze esplosive e sbuffi di cenere, invece il 16 maggio fu il Cratere di Nord Est a richiamare l’attenzione con i suoi boati accompagnati da un intenso degassamento.
A quel punto, ai boati e ai degassamenti di Bocca Nuova e dei crateri di Nord e Sud Est, si unì anche il Cratere Voragine, l’ultimo dei 4 crateri sommitali attivi e l’attuale punto di maggiore
In questo incredibile scenario, tutti i crateri sommitali dell’Etna in attività sembravano quasi discutere tra loro attraverso segnali di fumo, e l’attività proseguì anche nel mese di ottobre per poi raggiungere il suo culmine con l’eruzione dei primi di dicembre.
Ma perché tutti si ricordano di questa eruzione? Continua a leggere per scoprirlo!
Perché è famosa l’Eruzione Dicembre 2015 dell’Etna
L’eruzione del 3-5 dicembre 2015 non fu memorabile per la sua durata o per l’estensione delle colate laviche, che rimasero confinate in alta quota, ma per l‘eccezionale violenza e bellezza dei parossismi ad essa connessi.
La fama di questo evento è legata principalmente a due fenomeni rari e spettacolari: la colonna di fumo che raggiunse addirittura la ionosfera e la presenza di fulmini vulcanici.
La notte del 3 dicembre le fontane di lava incandescente si innalzarono per centinaia di metri dalla Voragine, e l’interazione tra la colonna eruttiva e l’atmosfera generò dei rari lampi elettrici all’interno del pennacchio di cenere, trasformando l’eruzione in uno show naturale irripetibile, che fece il giro del mondo attraverso fotografie e video.
Non capita tutti i giorni infatti di vedere spettacoli del genere e di riuscire a catturarli per dare modo a tutti di ammirare la potenza di un vulcano attivo!
La mattina del 4 dicembre la Sicilia orientale si svegliò con il cielo invaso da una nube che creava la visione apocalittica e quasi irreale di un fungo atomico naturale! E fu quella mattina che uno scatto conquistò la scena mondiale, ma ne parliamo meglio più avanti!
Approfondiamo intanto i dettagli e le curiosità scientifiche dell’eruzione nel prossimo capitolo.
Curiosità e caratteristiche dell’eruzione
Il culmine dell’eruzione, avvenuto nella notte tra il 3 e il 4 dicembre, vide l’attività concentrarsi in una vigorosa fontana di lava dal cratere Voragine.
Si stima che il getto magmatico abbia raggiunto un’altezza di ben 7 chilometri, tra i più alti registrati sull’Etna negli ultimi 20 anni, contribuendo al costante innalzamento dell’area sommitale del vulcano.
Una delle caratteristiche più impressionanti studiate fu proprio la generazione di fulmini vulcanici, o dirty thunderstorms. Questo fenomeno si verifica quando le particelle di cenere e i frammenti di roccia nella colonna eruttiva sfregano tra loro, creando elettricità statica.
L’effetto visivo di questi lampi che squarciano il pennacchio di cenere, mentre la lava incandescente illumina il cielo, è scientificamente affascinante quanto esteticamente sbalorditivo.
L’eccezionalità di questo parossismo fu immortalata in molti scatti, ma in uno in particolare che divenne simbolo dell’evento, ottenendo molti riconoscimenti internazionali.
Ne parliamo meglio nell’ultimo capitolo, non perdertelo!
L’eruzione dietro lo scatto famoso premiato a livello internazionale
La notorietà dell’eruzione del dicembre 2015 rimarrà indissolubilmente legata a uno scatto realizzato dal fotografo siciliano Fernando Famiani.
La sua fotografia, tra le migliaia scattate dai presenti all’evento, unisce il tempismo ad un punto di vista davvero iconico. Lo scatto ritrae la colonna di cenere che si erge dal vulcano fino a creare la forma del fungo, vista da una prospettiva paesaggisticamente unica, ovvero da San Teodoro con, in primo piano il paese di Cesarò.
Questa immagine unisce all’evento vulcanico anche un’inquadratura che restituisce tutto il valore paesaggistico della terra siciliana, lasciando a bocca aperta chiunque lo veda. Per questo motivo è diventata assolutamente virale e ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti internazionali dalla Francia alla Russia, fino al Giappone.
Questa fotografia cattura l’essenza dell’interazione tra i fenomeni geologici e storici di una terra unica, trasformando la pura documentazione scientifica in un’opera d’arte che testimonia la straordinaria potenza del nostro pianeta.


